UN GRANDE SANTO

Sant'Antonio da Padova è il santo più noto e amato nel mondo. Milioni di pellegrini e devoti, provenienti da ogni parte della terra, visitano ogni anno la sua Basilica a Padova. Molte Chiese del mondo hanno un altare, un dipinto, una statua, un affresco, una nicchia a Lui dedicati. Per non parlare poi delle piccole statue e dei santini presenti in vari luoghi specie nelle nostre abitazioni. I devoti sentono Sant'Antonio come un potente intercessore presso Dio e come benefattore. Da Sant'Antonio promana il richiamo alla conversione e alla penitenza. Attraverso i simboli  che lo accompagnano (il giglio, il libro e Gesù Bambino) egli esprime la Purezza e la trasparenza di vita, l'Amore tenero e disponibile e la Parola di Dio. Sant'Antonio è un compagno di viaggio nella quotidianità della vita. Oltre che dispensatore di grazie e di favori a cui ricorrere nel bisogno, è il fratello maggiore, l'amico confidente, sempre presente e disponibile per le persone con tutti i loro problemi, grandi e piccoli. Sant'Antonio ha avuto una particolare predilezione per i bambini verso i quali compì innumerevoli miracoli. Per questo è invalsa la tradizione di porre i piccoli, fin dalla nascita, sotto la protezione del Santo facendo indossare ai bambini l'abitino francescano per ringraziare il Santo della protezione ricevuta e farla conoscere agli altri.Altro gesto caratteristico che i pellegrini compiono nella Basilica Antoniana è la mano sulla tomba che esprime il bisogno di un contatto concreto con il Santo,un gesto di fiducia e di affidamento, accompagnato dalla preghiera silenziosa del cuore. A Lisbona i fedeli sono soliti poggiare la testa al Fonte Battesimale dove il Santo fu battezzato. Sant'Antonio è uno dei santi più popolari ed amati nel mondo, per il gran numero di miracoli che gli si attribuiscono, per le leggende fiorite intorno a lui e per il carisma che si diffondeva alle persone che lo incontravano. La Chiesa lo considera eccezionale teologo, gran predicatore, guida dei cristiani e taumaturgo.

Il suo vero nome era Fernando di Buglione nato a Lisbona da nobile famiglia portoghese discendente dal crociato Goffredo di Buglione, nel 1195. I genitori gli fecero impartire un'educazione umanistica nutrendo su di lui ambiziosi progetti. Fernando decise di dedicarsi a Dio, entrando a 15 anni nell'Ordine dei Canonici Regolari di Sant'Agostino, in un convento poco fuori Lisbona , dove rimase per due anni dedicandosi agli studi.

Si trasferì successivamente a Coimbra per raccogliersi in preghiera e approfondire gli studi di Teologia dandosi anima e corpo alle scienze umane e teologiche. Viene ordinato sacerdote a 25 anni e decide di lasciare l'Ordine degli Agostiniani, per entrare nei Francescani, colpito soprattutto dalla semplicità e dalla serenità di quei frati che bussavano al suo convento per chiedere un pò di pane. Seguì la regola e la figura di Francesco e si volle dedicare alla conversione dei saraceni. Rivestito del saio francescano, cambiò nome in Antonio partendo per il Marocco. Una improvvisa malattia lo costrinse a rientrare in patria ma, per volontà del “Signore”, una tempesta dirottò la nave che lo trasportava verso la Sicilia dove Antonio fu ospitato dai confratelli di Messina. Intanto ad Assisi c’era il Capitolo generale dei frati minori (1221), presieduto da Frate Francesco e Antonio si incamminò verso la cittadina umbra dove potè vedere ed udire il poverello, sia pur senza conoscerlo, convincendosi sempre più della bontà della scelta di vita intrapresa.

Si recò all'eremo di Montepaolo in Romagna dove visse nel completo anonimato svolgendo i servizi più umili partecipando alle preghiere comuni e alla povera vita conventuale, senza mai lasciar intendere la sua enorme cultura. Aspettò il momento in cui il Signore volle servirsi di lui: nel 1222, mentre si trovava a Forlì per un'ordinazione,essendo assente il predicatore, dal Superiore gli venne richiesto di prendere la parola. Si rivelarono in pieno le doti di Antonio e gli venne affidato l'incarico di predicare nelle piazze e nelle chiese, percorrendo l'Italia e la Francia, a partire dalla Romagna svolse il ruolo di predicatore, confessore, insegnante, cercando di riportare sulla retta via gli eretici (venne chiamato anche il martello degli eretici).

Nel frattempo si moltiplicano i prodigi che gli vengono attribuiti, come quello della predica ai pesci, accorsi numerosi ad ascoltare la sua parola, mentre era stato respinto e schernito dagli eretici.

Nel 1223 Francesco, lo incaricò di aprire una scuola di Teologia (Studium Francescanum) che ebbe tra i Frati Minori esponenti di spicco San Bonaventura. Aveva due amori particolari  : la Vergine Maria e Gesù Sacramentato. Di questi suoi amori furono ricchi la sua infanzia ,la vita interiore e l’apostolato. Spesso interrompeva le sue prediche per cantare l’inno mariano ”O Gloriosa Domina”che volle ripetere nell’ultimo istante della sua vita.

Nel 1224 Antonio viene inviato in Francia per arginare l'eresia degli Albigesi; fu predicatore e maestro di teologia a Montpellier, a Limoges e ad Arles. Qui mentre teneva un sermone, apparve in bilocazione San Francesco appena stigmatizzato che li benedisse tutti. Insegnò a Tolosa dove è ambientato un altro miracolo a lui attribuito: quello del mulo che adorò l'Eucarestia. A Montpellier invece il Santo mise a tacere le rane che disturbavano le sue lezioni con il loro gracidare e dopo pochi giorni mentre era in una Chiesa gremita di gente per predicare,comparve in mezzo al coro di un’altra chiesa per cantare un versetto alleluiatico.

Nel 1227 ritornò in Italia, come capo della provincia di Romagna; da lì, visitava tutti i suoi conventi  sempre più numerosi. Papa Gregorio IX lo definì "Arca del Testamento".  Spesso i suoi sermoni erano dedicati a Maria, della cui Assunzione era un convinto assertore. Sembra che le prediche furono tenute davanti ad una folla di varia provenienza e che ognuno lo sentisse parlare nella propria lingua. Viaggerà senza risparmiarsi, pur con grande stanchezza e varie malattie come l’asma e la idropisia. Si stabilì poi a Padova. Ai Padovani sant'Antonio darà tutto se stesso, trattando i suoi temi preferiti: i precetti della fede, della morale e della virtù, l'amore di Dio e la pietà verso i poveri, la preghiera e l'umiltà, la mortificazione, scagliandosi contro l'orgoglio e la lussuria, l'avarizia e l'usura di cui era acerrimo nemico. Si dedicherà senza risparmio alla predicazione al popolo, lasciando anche il suo incarico di Provinciale. Intorno a lui si raccoglievano folle mai viste che nessuna chiesa o piazza potevano contenere, per cui ci si spostava in aperta campagna dove il santo predicava e confessava senza sosta malgrado fosse malato.

Interviene in favore dei cittadini con la riforma del Codice statutario repubblicano grazie alla quale un debitore insolvente ma senza colpa, dopo aver ceduto tutti i beni non poteva più essere anche incarcerato.Tiene testa ad Ezzelino da Romano, soprannominato il Feroce, perchè in un solo giorno aveva fatto massacrare undicimila padovani che gli erano ostili, affinchè liberasse i capi guelfi incarcerati. A Firenze un giorno morì un ricco usuraio che conservava i suoi tesori con gelosia e avarizia. Frate Antonio volle dare risalto al Vangelo nella parte in cui recita “dov’è il tuo tesoro là è il tuo cuore”(Mt 6,19.21).

Disse allora ai parenti del morto che il cuore era sicuramente negli scrigni dove teneva conservato il suo tesoro.Questi aprirono gli scrigni e trovarono un cuore ancora palpitante mentre aperto poi il torace del cadavere lo trovarono senza cuore.Sant’Antonio aveva così ammonito i ricchi e gli avari della città

Nel 1231, a primavera inoltrata, Antonio decise di spostarsi a Camposampiero, accompagnato da due frati, Luca Belludi e fra Ruggero, ospite del conte Tiso che gli approntò una piccola cella su di un grande albero, dove avrebbe potuto pregare in pace; gruppi sempre più numerosi di fedeli si radunarono sotto il noce per vedere e ascoltare Antonio. Durante questo soggiorno una tradizione locale pone la Visione di Gesù Bambino. Si racconta che una sera Tiso, mentre si recava nella stanza del Santo, vide sprigionarsi dall'uscio socchiuso un intenso chiarore e, pensando che si trattasse di un incendio, spalancò la porta, ma si trovò dinanzi ad una scena inattesa: Antonio stringeva tra le braccia Gesù Bambino.

I 13 giugno 1231 verso mezzogiorno Antonio fu colpito da un collasso e i confratelli accortisi della gravità della situazione, come da suo desiderio, si accinsero a riportarlo al convento di Santa Mater Domini, adagiandolo su un carro trainato da buoi e si incamminarono verso Padova, ma alla periferia della città le sue condizioni si aggravarono talmente che essi decisero di ricoverarlo nel vicino monastero di Santa Maria de Cella (Arcella), presso una comunità di Clarisse. Antonio venne adagiato in una cella e pregò insieme agli altri frati fino all'ultimo, cantando con un filo di voce un inno alla Vergine, rimanendo poi assorto in contemplazione. Morì a 36 anni non compiuti. Erano circa le cinque del pomeriggio. Si racconta che mentre stava per spirare ebbe la visione del Signore e che al momento della sua morte, nella città di Padova, gruppi di bambini presero a correre e a gridare che il Santo era morto.

Subito dopo la salma fu trasportata nella chiesa di Padova. Dopo la sua deposizione si produssero molti miracoli, alcuni documentati da testimoni. Anche in vita Antonio aveva operato decine e decine di miracoli quali esorcismi, profezie, guarigioni, compreso il riattaccare una gamba recisa o un piede, rendendo innocui cibi avvelenati, mostrandosi in vari posti contemporaneamente, qualche volta anche con Gesù Bambino in braccio.

Antonio venne canonizzato dopo solo un anno dalla morte, il 30 maggio 1232, da Papa Gregorio IX e il suo corpo venne deposto, nel 1263 in Basilica. Nell’occasione venne aperto il sarcofago e si scoprì che la sua lingua era rimasta intatta. S. Bonaventura da Bagnoregio, che era presente, la mostrò alla folla con commozione, esclamando"O lingua benedetta, che sempre hai benedetto il Signore e lo hai fatto benedire dagli altri, ora è a tutti noto quanto merito hai acquistato presso Dio". Assieme alla lingua, anche il mento e un dito del Santo vennero posti in vari reliquiari, conservati nella Cappella del tesoro presso la Basilica, mentre il corpo fu posto in una nuova cassa, sigillato e deposto nell'arca. Nel 1946 Pio XII ha proclamato sant'Antonio, Dottore della Chiesa.

 

In questi giorni qui a Lamezia festeggeremo questo grande Santo : un esempio da imitare per tutti, si perché Antonio è stato dato da Dio affinché dalla sua vita traessero l’imitazione molti buoni cristiani. Un uomo che ha sempre cercato la perfezione assoluta per poter stare alla sequela di Cristo; si è fatto frate francescano povero per poter pensare solo a costruire nell’umiltà il predicatore Antonio,il sacerdote che avrebbe non solo raccontato a tutti il Vangelo per le vie della conversione,ma che avrebbe dato ascolto e aiuto ai fratelli che accorrevano a lui per grazie materiali ma soprattutto spirituali. “Evviva Sant’Antonio” grideremo ai piedi della sua bellissima statua, un evviva ricco di gioia per averlo avuto tra noi, di grazia per ciò che ci ha dato, ricco di sentimenti per vedercelo vicino attraversare le vie della città e noi con lui come i discepoli di Emmaus.

 

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